I 5 operai della Fiat vincono la battaglia legale. I lavoratori non sono sudditi medioevali di "Re Marchionne"

Oltre mercato, il profitto, il potere ci sono i diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Costituzione che non a caso non piace al capo della Fiat, alla banca Morgan e naturalmente al loro referente politico, Matteo Renzi.
Notizia del 28/09/2016 presa dal sito www.Lantidiplomatico.it
di Giorgio Cremaschi
Il licenziamento di Mimmo
Mignano e degli altri quattro operai è nullo, la Fiat li deve riprendere tutti
al lavoro. Lo ha deciso il Tribunale di Napoli in sede di appello
riformando così le due precedenti sentenze della sede di Nola, che avevano
invece dato ragione all'azienda.
Mimmo e gli altri avevano protestato dopo il suicidio di Maria Baratto,
ennesimo tra gli operai cassaintegrati in Fiat con una rappresentazione
satirica fuori dall'azienda e dall'orario di lavoro. E l'azienda li aveva
licenziati per "rottura del rapporto di fiducia".
Quello dei cinque operai Fiat è stato un licenziamento politico che
colpiva la libertà d'opinione degli operai come cittadini della Repubblica.
Questo abbiamo sostenuto in questi mesi assieme a loro e a militanti e
rappresentanti sindacali e politici, giuristi, intellettuali, artisti.
Questo aveva dimostrato Pino Marziale nella sua argomentatissima arringa in
difesa degli operai. Ora anche il giudice afferma che è proprio così.
Per l'arroganza di Marchionne e del suo modo di pensare ed agire è un duro
colpo. I lavoratori non sono sudditi medioevali sui quali l'impresa abbia
diritto di potere assoluto, dentro e fuori il posto di lavoro. Oltre
mercato, il profitto, il potere ci sono i diritti sanciti dalla nostra
Costituzione. Costituzione che non a caso non piace al capo della Fiat, alla
banca Morgan e naturalmente al loro referente politico, Matteo Renzi.
La sentenza di Napoli mostra la forza che si può creare, quando la
mobilitazione democratica incontra e sostiene persone che non si arrendono
e che sono disposte a rischiare tutto per la giustizia. E dobbiamo
ricordare ora i terribili giorni trascorsi da Mimmo Mignano a cinquanta metri
di altezza su una gru nel centro di Napoli.
Quando la determinazione di un gruppo di operai che crede nelle sue e nelle
nostre ragioni diventa un movimento civile e morale, quando chi lotta
dalla parte e per le ragioni della giustizia incontra finalmente un giudice
sensibile solo alle ragioni del diritto, e non a quelle del mercato,
dell'impresa, del potere. Quando tutto questo su verifica, la libertà si
afferma e il potere autoritario e prepotente viene sconfitto.
Grazie a Mimmo e agli altri quattro compagni che ci hanno dato ragioni e forza
in più per lottare. Grazie a chi si è mobilitato per loro. E grazie ai giudici
di Napoli che hanno tenuto la schiena dritta .
E come ci siamo detti nelle tante iniziative di solidarietà di questi
giorni, diamoci da fare perché al referendum del 4 dicembre vinca il No.
E così vengano ancora sconfitti Renzi, Marchionne e tutti coloro per i quali i
principi sociali della nostra Costituzione non dovrebbero più valere
nulla di fronte all'impresa e ai suoi affari.